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lunedì 4 luglio 2011

Fauna Protetta - La Coturnice


Coturnice

Ordine: GALLIFORMI Famiglia: FASIANIDI Specie: Coturnice (Alectoris graeca graeca)

Nella Regione Molise la specie Alectoris graeca graeca, in attesa di un indispensabile ed adeguato
apporto tecnico-scientifico, è tutelata dal calendario venatorio che ogni anno la esclude dalle specie
cacciabili.

Caratteri distintivi

La coturnice è un tasianide di medie dimensioni con corporatura tozza, ali corte e arrotondate, la sua lunghezza va dai 32 ai 35 cm per un apertura alare di 46-53 cm ed un peso di 400-800 gr. Il piumaggio presenta una colorazione tendenzialmente grigiastra con barrature gialle e nerastre sui fianchi. La parte superiore è di colore grigio sfumato di bruno, con due sopraccigli neri che scendono ai lati del collo fino alla parte superiore del petto così da formare il caratteristico collarino, che, tra le altre piccole sfumature, permette di distinguere la specie Aledoris graeca graeca dalle due sottospecie. Sui fianchi spiccano barrature di color ruggine, nero e beige. I giovani, privi di collarino nero, presentano le barre dei fianchi scure ed indefinite.
I sessi sono molto simili, nel maschio dopo il primo anno di vita sul tarso compare uno sperone duro e corto molto più accentuato nei soggetti adulti.
La graeca graeca presenta due sottospecie: la Alectoris greca saxatilis tipica dell'arco alpino e la Alectoris graeca whitakeri tipica della Sicilia. La distinzione tra le varie sottospecie si basa sulle caratteristiche del piumaggio, le barrature delle piume copritrici dei fianchi ed in modo particolare la forma del collare, che è più rotondeggiante e marcato nella saxatilis, mentre è più sottile nella graeca graeca e frastagliato e interrotto in basso nella whitakeri.

Distribuzione
Specie sedentaria, la coturnice graeca graeca è presente ed è degna protagonista del patrimonio
faunistico dell'Appennino Centro-Meridionale, tanto da meritarsi l'appellativo di "regina della montagna". In Molise si trovava su quasi tutti i principali rilievi montuosi del territorio al di sopra degli 800 m s.l.m. ed anche più in basso. Oggi, purtroppo, la sua presenza si riscontra solo su alcune alte località del massiccio del Matese e sui monti della Meta.
Per evitare ulteriori diminuzioni della specie, e in attesa di un'indispensabile apporto tecnico-scientifico, annualmente la coturnice viene inserita, nel calendario venatorio, fra le specie non cacciabili.

Habitat
La specie frequenta ambienti a dir poco divini, formati da pendii scoscesi culminanti in praterie d'altitudine, xeriche a strato erbaceo piuttosto basso, pendii soleggiati, pietrosi con scarsa vegetazione e cespugli isolati di zone montane fino ad altitudini di 2500 m.

Abitudini
È specie stanziale e gregaria, in inverno vive in colonie formate anche da numerosi individui, mentre in primavera le coppie si isolano per la riproduzione. Si alza in volo, solo se disturbata, con frullo fragoroso e rapido, con frequenti battute d'ala e lunghe planate. Il canto tipico della coturnice è molto metallico, particolarmente intenso durante il periodo primaverile quando il maschio lo utilizza per delimitare il proprio territorio e richiamare la femmina.

Alimentazione
La dieta è sostanzialmente di origine vegetale. Si ciba di bacche selvatiche, vegetali freschi (germogli prativi, semi, bacche di ginepro ed altri arbusti) sia in estate che in autunno. In inverno si nutre di erbe secche, ma anche di vermi, insetti e piccole chiocciole.

Riproduzione
Tra aprile e giugno la femmina depone dalle 8 alle 14 uova in un nido predisposto in una leggera
depressione del terreno, protetto da rocce con leggera vegetazione. L'incubazione ha inizio con la deposizione dell'ultimo uovo e la cova a carico della sola femmina, si protrae per 24-26 giorni. I piccoli sono in grado di compiere i primi voli all'età di 1 o 2 settimane.

Fattori di minaccia e protezione
La specie ha uno status di conservazione sfavorevole in Europa. È inserita nella lista rossa italiana come "vulnerabile". Lo stato attuale di conservazione sfavorevole è riconducibile a diversi fattori negativi: modificazioni ambientali dovute all'abbandono delle attività agricole soprattutto di quelle pastorizie e la sottrazione di territorio favorevole alla specie per la creazione spesso di inutili rimboschimenti. Non poco hanno in'fluito negativamente varie malattie gastrointestinali causate da batteri e da verminosi che frequentemente hanno colpito la specie. La scomparsa di alcune piante ericacee ha determinato un calo delle difese immunitarie contribuendo ad un'ulteriore diminuzione del fasianide.
A livello internazionale è tutelata dalla Direttiva Uccelli appendice I e II, dalla Convenzione di Berna allegato III e SPEC 2.

giovedì 30 giugno 2011

Fauna Protetta - Il Tarabuso


Il Tarabuso

Ordine: CICONIFORMI Famiglia: ARDEIDI Specie: Tarabuso (Botaurus stellaris)

Caratteri distintivi
Di forme compatte, con piumaggio prevalentemente di colore giallo marroncino, macchiettato con striature nere. Presenta una macchia nera sulla fronte e sotto gli occhi. Il collo è corto, il becco giallastro e le zampe tozze e verdastre. I sessi sono simili, i maschi sono mediamente più grandi delle femmine. Il peso va dai 600 ai 1300 gr per una lunghezza di 70-80 cm, mentre l'apertura alare può arrivare ai 130 cm.

Distribuzione
È una specie elusiva per la quale è difficile raccogliere dati e prove certe di nidificazione. La distribuzione è frammentata infatti copre la Pianura Padana fino alle coste venete, la Toscana e alcuni siti dell'Umbria e della Puglia.
In Molise negli anni passati la specie nidificava alle foci dei principali fiumi, ed anche all'interno
della Regione in zone paludose ricche di canneti. Negli ultimi anni è in forte riduzione a causa delle trasformazioni ambientali.

Habitat
l'habitat esclusivo della specie è costituito da zone umide d'acqua dolce, localmente anche acque
debolmente salmastre, purché ricoperte da vaste bordure di canneti con un'estesa copertura di erbe palustri.

Abitudini
Crepuscolare, solitario in ogni stagione è il più mimetico dei grandi uccelli della palude, grazie ai suoi colori e alla tecnica di immobilizzarsi con il collo e il becco rivolti verso l'alto riesce spesso a passare inosservato. AI riparo dalla vegetazione svolge tutte le proprie attività. Il miglior modo per individuare questo schivo uccello è dato dal caratteristico richiamo udibile anche a un paio di chilometri di distanza. In genere evita le zone soggette a gelo invernale.

Alimentazione
Si nutre principalmente di pesci, anfibi ed insetti, oltre che di lucertole, crostacei, uccelletti e piccoli mammiferi.

Riproduzione
Le notizie sulla fenologia riproduttiva sono limitate. Le aree di riproduzione sono costituite soprattutto da canneti estesi ed allagati. La femmina costruisce un voluminoso nido di canne e solitamente vi depone fra aprile e maggio 5-6 uova. L'incubazione varia dai 25 ai 26 giorni e i piccoli si involano intorno ai due mesi di età. I maschi possono accoppiarsi con più femmine che da sole poi cureranno la prole.

Fattori di minaccia e protezione
In Europa la specie ha uno status di conservazione sfavorevole, principalmente a causa della bonifica delle zone umide e per l'alterazione di quelle esistenti. La popolazione italiana sebbene sia aumentata negli ultimi decenni, è presente in numero limitato.
I principali fattori di minaccia sono rappresentati dalla scarsa disponibilità di idonee aree di nidificazione, dalla concentrazione della popolazione in pochi siti chiave e dalla mancanza di corrette misure di gestione dei siti occupati. Inserito nella lista rossa come specie in pericolo, particolarmente protetto dalla legge 157/92 è tutelato a livello internazionale da SPEC 3, CEE 1, Berna 2 e Bonn 2.

mercoledì 29 giugno 2011

Fauna Protetta - Il Picchio Verde


Il Picchio verde


Ordine: PICIFORMI Famiglia: PICIDI
Specie: Picchio verde (Picus viridis)

Caratteri distintivi
Il picchio verde è un picide di medie dimensioni, lungo circa 30 cm con un peso che oscilla fra i 150 e i 250 gr e un'apertura alare di circa 50 cm. Presenta nella parte superiore un piumaggio verde, mentre in quella inferiore verde-grigio
chiaro. L'apice della testa è di colore rosso., e mustacchio nero sotto l'occhio con l'interno rosso solo nel maschio. La coda è rigida e le dita sono zigodattile tipiche dei picchi. I due sessi sono simili, i giovani presentano una colorazione più
pallida.

Distribuzione
Specie diffusa in tutta Europa con maggiore concentrazione nella parte più orientale. In Italia è presente su quasi tutto il territorio ad eccezione del Salento e delle due isole maggiori. In Sicilia era presente fino al 1930. Attualmente la popolazione italiana si può stimare in 5.000- 10.000 coppie, le popolazioni sono apparentemente stabili ad eccezione di alcune località.
In Molise, anche se con limitati gruppi, è presente su quasi tutto il territorio.

Habitat
La specie occupa un'ampia varietà di habitat preferendo boschi e luoghi alberati, in zone umide e
secche. Necessaria in ogni caso è la presenza di tronchi maturi adatti ad essere scavati per il nido, così come la vicinanza con radure e aree erbose ricche di insetti. Non sembra gradire le aree urbanizzate e preferisce le basse e medie quote, anche se la sua presenza è stata riscontrata a 3.000 m s.l.m. nella parte orientale dell'Europa.

Abitudini
Solitario, di comportamento schivo è più facile udirlo che awistarlo. Canta sovente e proprio la sua voce, simile ad una risata, ne rivela la presenza soprattutto in primavera e nel periodo dell'accoppiamento. A volte lo si sente "tambureggiare" col becco sui tronchi degli alberi, ma a differenza degli altri picchi, non lo fa spesso. Il volo è tipicamente ondulato, con lunghe pause ad ali chiuse.

Alimentazione
Questa specie è ghiotta di larve, formiche, vespe ed insetti che scova e cattura sotto la corteccia
degli alberi grazie anche alla sua lingua vischiosa e lunga diversi centìmetri. AI contrario del picchio rosso, spesso scende a terra alla ricerca di formiche scavando anche in formicai alla ricerca di uova, larve ed insetti adulti. Nella cattiva stagione integra la dieta con bacche, frutti ed altri vegetali.

Riproduzione
Nidifica in cavità di tronchi, costruita prevalentemente dal maschio, con l'ingresso perfettamente tondo seguito da una camera profonda e verticale. Vengono deposte da 5 a 7 uova dai primi di aprile a fine giugno. La covata, curata da entrambi I genitori, dura 14-19 giorni e i piccoli lasciano il nido dopo 24-26 gIorni.

Fattori di minaccia e protezione
Il picchio verde ha uno stato diconservazione sfavorevole in Europa, è inserito nella lista rossa degli uccelli nidificanti in Italia come specie a più basso rischio.
Fattori di minaccia sono da imputare ai cambiamenti nella conduzione forestale e alla diminuzione della pastorizia con una conseguente drastica riduzione di insetti presenti nel terreno. Specie particolarmente protetta dalla legge 157/92 e tutelata a livello internazionale da SPEC 2 e Berna 2.

lunedì 27 giugno 2011

Fauna Protetta - L'Airone Cenerino

Airone Cenerino
Ordine: CICONIFORMI Famiglia: ARDEIDI
Specie: Airone cenerino (Ardea cinerea)

Caratteri distintivi
È il più grande tra gli aironi europei con una lunghezza di 90-98 cm e con un'apertura alare, charaggiunge i 150-160 cm. Presenta una livrea grigio-cenere, le parti superiori sono grigie, il collo e la testa bianchi con una striscia nera sulla nuca. Il becco è giallastro, lungo e affilato con ciuffo occipitale nero. Maschio e femmina sono simili, i giovani si distinguono dagli adulti per il piumaggio che nel primo anno di vita è grigio anche sul vertice.

Distribuzione
La specie è presente in tutta la penisola comprese le due isole maggiori. Le popolazioni nidificanti in Italia sono in prevalenza sedentarie, ma nel nostro paese transitano anche specie provenienti da altre parti dell'areale europeo dirette verso il mediterraneo meridionale.
In Regione è presente in tutti i periodi dell'anno, ma non vi nidifica. Diversi esemplari vengono osservati lungo le sponde dei principali fiumi molisani (Trigno, Biferno). Si può trovare anche nelle zone palustri dell'interno ed anche lungo le sponde dei laghi.

Habitat
Frequenta una varietà di zone umide ad acqua bassa, sia dolce che salmastra quali fiumi, torrenti, paludi, allevamenti di pesce, risaie, lagune e di rado le sponde marine. In inverno si alimenta anche in zone asciutte come i campi appena arati.

Abitudini
Migratore, erratico o sedentario a seconda della distribuzione geografica. Ha volo maestoso con battiti d'ala lenti e profondi, zampe distese dietro il corpo e collo incassato fra le spalle. Le popolazioni italiane sono in prevalenza sedentarie. Caccia normalmente di giorno, anche in gruppo restando immobile per lungo tempo in attesa di individuare la preda che cattura con fulmineo colpo del lungo becco.

Alimentazione
La dieta è composta prevalentemente da prede acquatiche a seconda della disponibilità locale: in prevalenza pesci, rane, insetti ed anche piccoli serpenti. In mancanza si può alimentare anche di mammiferi di ridotte dimenSioni.

Riproduzione
Nidifica in colonie con altri aironi in siti strategici "garzaie". La colonia più grande osservata in Italia era di 900 nidi. Il nido, costruito da entrampi i sessi è un voluminoso ammasso di rami posizionato solitamente dai, 10 ai 30 metri dal suolo. La deposizione delle uova inizia già a metà febbraio e si conclude in aprile. Le uova in genere vengono covate sia dalla femmina che dal maschio per 25-26 giorni. I giovani diventano indipendenti a circa 50 giorni di età.

Fattori di minaccia e protezione
La specie in Italia ha uno status di conservazione favorevole. Negli ultimi anni del secolo, le popolazioni sono aumentate notevolmente. Molte garzaie sono protette all'interno di parchi, riserve naturali e zone di protezione. Inserita nella lista rossa come specie a più basso rischio, non cacciabile, protetta dalla 157/92 e dalla Convenzione di Berna allegato 111.

giovedì 23 giugno 2011

Fauna Protetta - La cicogna bianca

Cicogna bianca
Ordine: CICONIFORMI Famiglia: CICONIOI
Specie: Cicogna bianca (Ciconia ciconia)

Caratteri distintivi
La cicogna bianca è inconfondibile per il suo piumaggio bianco con ali nere, per il lungo becco rosso-aranciato ed appuntito che va dai 15 ai 20 cm. Presenta lunghe e sottili zampe, è alta circa un metro per un apertura alare che va dai 150 ai 170 cm. La struttura delle ali lunghe, larghe e con,)e punte sfrangiate, è simile a quella dei grandi rapaci. I due sessi sono simili anche se i maschi sono più grandi delle femmine. I giovani hanno il colore delle zampe e del becco più scuro degli adulti.

Distribuzione
Vive in zone dal clima mediterraneo e continentale alle medie latitudini. È ampiamente diffusa in Europa, nell'ultimo secolo ha manifestato un drastico declino
sopratutto nella popolazione occidentale. In quest'ultimo ventennio, attraverso forti campagne di sensibilizzazione, la specie ha ripreso a nidificare stabilmente in Piemonte ed in altre regioni italiane.
In Molise deve essere considerata rara e di puro transito. Da uno studio effettuato negli anni ottanta è emerso che la sua presenza era riscontrabile nella zona di Ramitelli Campomarino) e Termali. Rispetto al passato, negli ultimi anni la sua presenza è stata riscontrata anche per vari giorni nella pianura di Guardiaregia-Campochiaro diventando vista la sua spiccata indole confidente, un punto di attrazione per tanti.

Habitat
Specie tipica di zone pianeggianti caratterizzate da prati irrigui, risaie, campi arati, pascoli e zone paludose aperte, dove si trova facilmente cibo in abbondanza. Frequenta gli ambienti con acque basse come le lagune, gli stagni, i lenti corsi d'acqua e rive di mari e laghi. Evita i luoghi molto freddi e umidi con vegetazione alta e fitta come i canneti o le foreste.

Abitudini
Di indole gregaria soprattutto durante le migrazioni, si mostra confidente e si lascia awicinare con facilità anche dall'uomo. Quando i due sessi si avvicinano, uno dei comportamenti caratteristici della specie è rovesciare completamente il collo all'indietro battendo ripetutamente il becco. La cicogna bianca è estremamente territoriale poiché difende il proprio nido e territorio circostante dagli intrusi anche con veri e propri scontri, talvolta violenti.

Alimentazione
Si nutre di una grande varietà di specie: molluschi, anfibi, insetti, piccoli mammiferi in base alla disponibilità e alla località in cui si trova. Caccia sia nell'erba alta sia negli stagni grazie al suo forte ed appuntito becco.

Riproduzione
Durante il periodo riproduttivo le cicogne formano coppie solitarie. Generalmente la stessa coppia si mantiene per tutta la stagione ed anche oltre utilizzando lo stesso nido. Le uova vengono deposte fra marzo-maggio e sono covate da entrambi i sessi per circa 30 giorni. I piccoli dopo due mesi di vita sono in grado di abbandonare il nido, ma per alcune settimane continuano a farvi ritorno fino al raggiungimento dell'indipendenza alimentare.

Fattori di minaccia e protezione
La specie è andata incontro ad un costante declino, particolarmente accentuato nel periodo che va dal 1974 al 1984. Le cause sono imputabili a più fattori: bonifica di zone umide, intensificazione di pratiche agricole e folgorazione su linee elettriche.
Negli anni successivi grazie ad un attenta sensibilizzazione si è registrata una stabilizzazione della popolazione in buona parte dell'Europa.
Inserita nella lista rossa come specie a più basso rischio. Particolarmente protetta dalla legge nazionale 157/92 e tutelata a,livello internazionale da SPEC 2, CEE 1, Berna 2, Bonn 2 e AEWA.

mercoledì 22 giugno 2011

Fauna Protetta - La Civetta

La civetta - (Athene Noctua)

Caratteri distintivi
È uno dei rapaci notturni più piccoli della nostra fauna con una lunghezza di circa 21-23 cm ed un
peso che varia dai 100 ai 200 gr. Di corporatura raccolta e compatta, capo largo e appiattito, occhi gialli con zampe relativamente lunghe. Il colore del piumaggio nella parte superiore è grigio-bruno macchiato di bianco, in quella inferiore bianco striato di scuro. I sessi sono simili, ma la femmina ha dimensioni leggermente maggiori.

Distribuzione
In Italia è molto comune ed è diffusa in quasi tutta la penisola tranne che sulle Alpi e nei settori
prealpini. Evita le zone oltre i 1000 metri di altitudine poiché la neve limita fortemente le sue fonti alimentari. Nella parte settentrionale la maggiore presenza della specie si registra negli ambienti rurali della pianura e delle prime fasce collinari dove si sta assistendo ad una progressiva ripresa della popolazione. Inoltre, è presente anche in aree urbane, alcune città ne presentano elevate densità. In Regione si trova su quasi tutto il territorio dal livello del mare ai
1000 metri circa con una popolazione di diverse coppie.

Habitat
Predilige zone con alberi sparsi, in filari o in macchie mentre evita i boschi estesi e le foreste di conifere. Si trova spesso in frutteti e non di rado si stabilisce nei centri cittadini, cascinali, edifici abbandonati, aree industriali nuove o dismesse. Numerose coppie si sono insediate nelle aree sub-urbane e nei centri storici di molte città dove sfruttano le zone verdi e i vecchi edifici monumentali.

Abitudini
Specie notturna per antonomasia, la civetta può essere attiva anche nel tardo pomeriggio e di prima mattina, ma è molto vigile anche nel resto della giornata. Non teme l'uomo e non dorme mai così profondamente da lasciarsi sorprendere. Caccia soprattuttp all'agguato, appostata su un punto dominante da cui può controllare un'area sufficientemente vasta. Ha un ampio repertorio vocale con grida di vario genere che possono somigliare a miagolii o a latrati.

Alimentazione
L:alba e il tramonto sono i momenti preferiti dalla civetta per cacciare. Si nutre prevalentemente di piccoli mammiferi, uccelli, anfibi e grossi insetti.
Come tutti gli strigiformi è capace di ingoiare le prede intere, salvo poi rigurgitare le ossa sotto forma di borre.

Riproduzione
Stazionaria, nidifica in cavità di ogni tipo (alberi, rocce o costruzioni abbandonate), depone da 2
a 5 uova in aprile-maggio, l'incubazione dura 28 giorni durante i quali il nido non viene quasi mai
abbandonato. Dopo un mese o poco più, i piccoli lasciano il nido, ma sono completamente indipendenti solo a 2-3 mesi di vita.'

Fattori di minaccia e protezione
La modificazione degli habitat e l'industrializzazione delle pratiche agricole, unite all'eccessivo utilizzo di prodotti chimici, hanno causato negli ultimi decenni una diminuzione della specie in tutta l'Europa. Specie non inserita nella lista rossa, ma particolarmente protetta dalla legge nazionale 157/92 e tutelata a livello internazionale da SPEC 3, Berna 2 e CITES 1.

martedì 21 giugno 2011

Fauna Protetta - Il Gufo Reale

Gufo reale (bubo bubo)
Caratteri distintivi È il più grande rapace notturno europeo. Si distingue dagli altri rapaci sia per le notevoli dimensioni, 60-75 cm con un'apertura alare che arriva fino a 190 cm, sia per gli evidenti ciuffi auricolari. la femmina è molto più grande del maschio. Il piumaggio è bruno nerastro con fitta macchiettatura sulla testa e sulla fronte con sottogola bianco. Possiede grandi occhi giallo oro racchiusi in un disco facciale incompleto. Ha vista molto acuta e una grande mobilità del collo che gli permette di muovere il capo ruotandolo anche a 270 gradi

Distribuzione
La popolazione italiana non conta probabilmente più di 200-250 coppie, ma le densità in alcune aree evidenziano situazioni contrastanti. La specie sembra essere rarefatta e probabilmente in declino nel centro sud, mentre si hanno fondati motivi per ritenere che sulla catena alpina la popolazione sia sottostimata e localmente in aumento. In Molise il gufo reale è specie stazionaria. Negli anni ottanta la sua popolazione era valutata in circa 20 coppie.

Habitat
Gli ambienti più frequentati dalla specie sono i versanti rocciosi con scarsa vegetazione e i margini di vasti comprensori forestali. Nelle pianure la sua presenza è limitata ai boschi di latifoglie.

Abitudini
Stanziale e di passo, vive solitario o in coppia, l'alba e il crepuscolo sono i momenti ideali per cacciare. Ha la capacità di volare in assoluto silenzio, grazie al morbido piumaggio e alla conformazione delle ali che permettono planate e volteggi. Ciò consente di giungere sulla preda improwisamente giocando sull'effetto sorpresa. Emette sonori e cupi richiami bisillabici, udibili a grandi distanza.

Alimentazione
La sua dieta è molto varia: mammiferi di piccola e media taglia, uccelli fino al peso di 2-3 kg, si ciba anche di topi, rane ed insetti. Come gli altri rapaci notturni, il gufo reale ingoia nella maggior parte dei casi le prede intere e nel caso che queste siano troppo grandi le dilania con il becco. Le parti molli vengono digerite, mentre le parti dure (ossa, peli, denti) vengono espulse sotto forma di pallottole allungate dette "borre".

Riproduzione
Nidifica in ambienti rocciosi e saltuariamente in costruzioni abbandonate. Depone le uova tra febbraio e marzo, allevando da 1 a 4 piccoli in grado di volare tra giugno ed agosto, che restano in prossimità del nido fino ad ottobre-novembre e solo successivamente iniziano la ricerca di un proprio territorio. I giovani sono sessualmente maturi a circa 2 anni di età.

Fattori di minaccia e protezione
Attualmente la minaccia più grave è rappresentata dall'impatto con le linee elettriche ad alta tensione. L'impatto e la folgorazione rappresentano una percentuale elevatissima di decesso che può raggiungere anche il 60%. Specie vulnerabile, particolarmente protetta dalla legge nazionale 157/92 e tutelata a livello internazionale da SPEC 3, CEE 1, Berna 2, CITES 1.

mercoledì 15 giugno 2011

Fauna Protetta - L'astore

Astore (Accipiter Gentilis)

Caratteri distintivi

Rapace diurno di medie dimensioni con una lunghezza che va dai 46 ai 63 cm ed un'apertura alare che arriva fino ai 130 cm. Il piumaggio è grigio bruno nella parte superiore, bianco con una fitta barratura bruno-scura in quella inferiore La testa è nera con un'evidente sopraccìglio bianco. La femmina ha dimensioni decisamente maggiori rispetto al maschio ed il sottocoda
bianco risulta più evidente. I giovani presentano parti superiori brune marginate di chiaro e parti inferiori fulvo-giallastre con forti macchie scure a forma di goccia. Le ali sono relativamente corte, ampie e arrotondate nelle punte, la coda è lunga e stretta.

Distribuzione
Le scarse informazioni sulla densità e distribuzione della specie in Italia non permettono di stimare il reale numero di coppie riproduttive. La specie è uniformemente distribuita nelle pre-Alpi e nelle Alpi, arrivando fino alle zone del carso Triestino, nella parte Appenninica
risulta poco presente. È assente in Padania, in Sicilia ed alle basse quote.
In Molise l'astore è stazionario e si riproduce in ambienti boscosi tra i 400 ed i 1.800 metri circa. Negli anni ottanta erano stimate circa 10 coppie.

Habitat
Frequenta zone boscose di latifoglie, conifere o miste e boschi d'alto fusto alternati a spazi aperti.
Predilige soprattutto le zone montane fino al limite della vegetazione arborea.

Abitudini
Essenzialmente sedentario, talvolta erratico nei mesi invernali. Tendenzialmente schivo, rimane posato per molto tempo su alberi di grosse dimensioni, in posizione favorevole per l'avvistamento delle prede. Caccia sia all'agguato che in volo esplorativo. Possiede un volo agile, veloce e radente anche in spazi ristretti, intercala planate a rapidi battiti d'ala. I maschi spno particolarmente vociferi soprattutto durante il periodo riproduttivo, emettono richiami brevi, penetranti e lamentosi.

Alimentazione
Si nutre soprattutto di uccelli e mammiferi al massimo delle dimensioni di un fagiano o di una lepre, raramente di rettili ed insetti, occasionalmente di carogne.

Riproduzione
Costruisce il nido su alberi d'alto fusto a foglie decidue o sempreverdi. Depone 3-4 uova tra la fine di marzo e i primi di maggio. L'incubazione viene curata soprattutto dalla femmina e dura dai 35 ai 38 giorni. I giovani s'involano tra fine giugno ed i primi d'agosto.

Fattori di minaccia e protezione
La specie non viene considerata minacciata a livello europeo. Il maggior problema è rappresenta-
to dai tagli forestali che incidono negativamente anche sulla riproduzione. Pertanto, la conservazione della specie in Italia è essenzialmente legata alla politica di gestione forestale.
Specie vulnerabile, non cacciabile e particolarmente protetta dalla legge nazionale 157/92 e dalla
Convenzione di Berna allegato II.